lunedì 4 maggio 2009

Le assurdità abruzzesi

«Regione commissariata»

Pezzopane: nel decreto poca chiarezza e assurdità




ANTONIO DE FRENZA

PESCARA. «Un decreto regio, simile a quello del 1915 per il terremoto della Marsica». Un Decreto che di fatto «commissaria la Regione». Così il Partito democratico liquida il Decreto Abruzzo per il terremoto dell’Aquila. «Tutte le decisioni saranno prese sulle spalle degli a bruzzesi», ha spiegato il capogruppo in Consiglio Camillo D’Alessandro in conferenza stampa, «perché non è previsto alcun luogo in questo decreto dove gli abruzzesi possano prendere una decisione». Ora il Pd chiede che il provvedimento venga modificato in Parlamento. Per questo si appella anche ai deputati e senatori abruzzesi della maggioranza. La stessa richiesta verrà avanzata nel consiglio regionale straordinario sulla ricostruzione che si terrà all’Aquila il 19 maggio.
Il governo ha sostenuto il Pd ha preso una strada opposta a quella scelta dall’allora ministero dell’Interno Giorgio Napolitano dopo il terremoto delle Marche e dell’Umbria, quando i presidenti delle Regioni furono nominati commissario straordinario della protezione civile e commissario delegato alla ricostruzione, con pieni poteri.
«In Umbria come nelle Marche», ha sottolineato il capogruppo del Pd «i presidenti di Regione sono stati la vera regia della ricostruzione. Loro dicevano al governo cosa fare e non il contrario». Per D’Alessandro, «l’Abruzzo rischia, invece, di venire saccheggiata da poteri non abruzzesi».
Anche per il consigliere Giovanni D’Amico, il decreto legge del 28 aprile «esautora completamente la Regione da funzioni di sua competenza, escludendo i sindaci e la Provincia». Per D’Amico la Regione avrà titolo solo su pochissimi aspetti», e verrà «esautorata da tutte le procedure di garanzia», attraverso «il meccanismo del trasferimento dei fondi alle banche che poi erogheranno i soldi direttamentre ai cittadini». Diverso fu invece il meccanismo nel terremoto di Marche e Umbria, dove «l’intero budget fu finanziato attraverso la Banca europea per gli investimenti e la Cassa depositi e prestiti e affidato alle due Regioni».
Il consigliere Franco Caramanico ha sottolineato l’urgenza di provvedere a una microzonizzazione sismica del territorio sulla base degli studi dei geologi dell’Università di Chieti. La consigliera Marinella Sclocco ha invitato la Regione a considerare i riflessi del terremoto sulle imprese non aquilane, che hanno perso commesse o si ritrovano con crediti non più esigibili. Ha poi chiesto che l’esenzione dei ticket sui medicinali venga estesa a tutti i comuni del decreto Bertolaso.
Di «promesse tradite» ha parlato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane: «Mi muoverò presso la conferenza Stato-Enti Locali e l’Unione delle Province per il giusto coinvolgimento delle amministrazioni locali nella ricostruzione». Tre i punti che secondo la Pezzopane non vanno: «Il Decreto depotenzia e scavalca gli enti locali, Comune e Provincia, che sono invece i soggetti a cui maggiormente i cittadini si stanno rivolgendo in questa fase di emergenza, perché sono i soggetti di riferimento per il territorio. La Provincia, a cui spetta la pianificazione del territorio è stata ignorata. Un esempio eclatante del paradosso che si è venuto così a creare risiede nel fatto che sono stati previsti i fondi per la viabilità dell’Anas e non per quella della Provincia che gestisce tutte le strade provinciali». Sull’edilizia scolastica la Pezzopane parla di «assurdità«, perché «i soldi vengono assegnati alla Regione, l’unico ente che non ha alcuna competenza diretta sulla materia e che dovrà procedere per eseguire i lavori con il Provveditorato alle Opere Pubbliche». Con questa proceduta scommette la Pezzopane, «difficile che a settembre le scuole siano pronte».
La seconda contestazione è sulle ristrutturazioni delle case dei privati. «In nessuna parte del decreto si fa riferimento ai 150.000 euro annunciati dal Presidente del Consiglio Berlusconi (la cifra è contenuta nelle schede tecniche allegate, ndr). Inoltre nelle ricostruzioni in Umbria e Marche, è stato coperto il 100% del costo base delle case perdute. Noi non siamo da meno, e sia chiaro che non accetteremo trattamenti diversi».
Infine per la presidente della Provincia sono «poco chiare e deboli le misure per le attività produttive».
Sul decreto è intervenuto anche il senatore del Pd Giovanni Legnini: «La cosa più grave è il contributo sulla prima casa», ha detto, «- Non è previsto il contributo a fondo perduto del 100% come è accaduto per tutti gli altri interventi post-terremoto. C’è, invece un mix di interventi di circa 1/3 ciascuno frazionati in contributi, credito d’imposta e mutuo. E’ grave che all’Abruzzo non vengano riconosciuti gli stessi diritti delle altre zone terremotate che hanno ricevuto il 100% dei contributi per ricostruire o ristrutturare la prima casa».

VENERDÌ, 01 MAGGIO 2009

Pagina 14 - Pagina Aperta

di Stefano Carnicelli

Trenta secondi per distruggere una città

sabato 2 maggio 2009

lunedì 27 aprile 2009

la morte in vacanza

domenica 26 aprile 2009

Il risveglio dell'Anima

venerdì 24 aprile 2009

25 Aprile......una data da ricordare senza alcun dubbio!




e senza retorica........
"Grazie"ancora oggi a questa gioventù che combattè e morì per un vero autentico ideale!....

mercoledì 15 aprile 2009

A chi ha dato fastidio......a....




A chi ha dato fastidio?
...ai benpensanti,ai bigotti,ai puritani e ai cretini che non capiscono che è la realtà di un paese che sa fare bene solo una cosa...produrre morti di vario genere!

domenica 12 aprile 2009

Il 5 per mille...si toglie da una parte per metterlo da un'altra......


La possibilità di donare il “5 per mille” dell’Irpef destinandolo ai terremotati dell’Abruzzo incontrerà il favore immediato di centinaia di migliaia di italiani ma è una fotografia reale del disprezzo del governo per la società civile del nostro paese.

di Gennaro Carotenuto

Il cinque per mille è infatti una delle poche maniere partecipative che hanno i cittadini della Repubblica per decidere come viene destinata una parte minima ma significativa (un duecentesimo) delle loro tasse. E’ così che si finanziano associazioni, enti di ricerca, ong, organismi di solidarietà, no profit, terzo settore. E’ così che si finanzia l’AVIS, alla quale migliaia di persone devono la vita attraverso il sangue, oppure l’ANT, l’associazione che si occupa gratuitamente a domicilio dei malati oncologici terminali, supplendo alle carenze della sanità pubblica e alla quale chi scrive fin dall’inizio destina e chiede di destinare il proprio “5 per mille”.

Sull’onda dell’emozione per il terremoto e del facile battage pubblicitario, c’è da giurare che decine di migliaia di italiani svieranno la loro scelta verso il terremoto, partecipando attivamente al sistematico gioco delle tre carte di come il duo Berlusconi-Tremonti sta gestendo i soldi pubblici (vedi crisi economica), spostandoli da qui a là, da lì a sotto, da sinistra a destra riconteggiandoli infinite volte e facendo ammuina come i soldati di Re Franceschiello nella battaglia del Garigliano. Anche stavolta è una partita di giro a costo zero per il governo e i suoi clienti: meno soldi partecipativi alla solidarietà in senso esteso per girarli alla solidarietà ai terremotati (o ai palazzinari?).

Dunque chi sicuramente pagherà per il terremoto in Abruzzo sarà l’Italia solidale. Così l’ANT (o migliaia di istituzioni altrettanto degne) dovrà dare assistenza a meno malati oncologici terminali abbandonando a se stessi gli altri. A voler essere perfidi vi era una soluzione più lineare. Come mai Giulio Tremonti non ha pensato a destinare ai terremotati il negletto “8 per mille” che qualche italiano destina allo Stato? Forse perché così per la prima volta l’8 per mille allo Stato sarebbe entrato in concorrenza con l’8 per mille alla chiesa cattolica destinato in larga parte al sostentamento del clero. Forse perché la protesta della chiesa cattolica avrebbe danneggiato il clima da gigante buono del Mulino Bianco che rimette a posto le casine dell’Aquila con il quale i media rappresentano il “caro leader”, mentre quella di centinaia di piccole associazioni strozzate non farà chiasso.

Silvio Berlusconi lo ha giurato sulle bare dei morti in Abruzzo: “lo stato c’è e non vi abbandonerà”. Per intanto ci sono le tasche degli italiani (la campagna degli SMS alla protezione civile è pervasiva, un Euro e siamo solidali low-cost) e l’occasione col “5 per mille” di dare una mazzata forse mortale a quell’associazionismo solidale che su quei soldi contava.

sabato 11 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

Non è un problema di governi................


venerdì, 10 aprile 2009
Quando l'ora del dolore va avanti per decenni e' il caso di darsi una mossa.Qui non e' un problema di governi e' un problema di italiani che non hanno una coscienza civile.
Se consideriamo solo l' Italia repubblicana abbiamo piu' colpe che meriti e non basta la commozione generale per ripulirci l'anima, siamo colpevoli.
Siamo colpevoli quando costruiamo la villetta abusiva, la terrazza abusiva, il locale in piu' in barba alle regole, quando pensiamo che siamo piu' furbi degli altri infrangendo le regole, tutte le regole dal divieto di sosta in su ed in giu'.
Siamo talmente incivile ed irrispettosi degli altri e delle regole del vovere giusto e civile che abbiamo, avete, eletto a presidente del consiglio colui che rappresenta l'italiano medio nella sua forma peggiore.
Quello che piace di piu' e nel quale si rispecchiamo quasi la meta' degli italiani.
Qui non si tratta di un problema di informazione, di giornalisti servi del sistema, di televisione che spappola i cervelli e rende passiva qualsiasi reazione.
Si tratta del fatto che siamo, siete, simili a lui. L'italiano e' puttaniere come lui, se puo' evade come e piu' di lui, vorrebbero essere tutti famosi per non fare la fila, le donne vorrebbero tutte farsi scopare dal tronista, dal Corona del momento e gli idoli sono i peggiori, umanamente.
Lui incarna tutto questo e dopo avere depredato l' Italia, evaso le tasse, corrotto tutto il possibile manda avanti la figlia a raccontarci l'etica del capitale, a farci la morale.
E' il massimo, il sogno di quasi tutti gli italiani rendere cornuti e mazziati i propi concittadini.
La mia via e' lunga qualche centinaio di metri, in proporzione ci sono stati piu' condoni qui che in Corso Buenos Aires, ecco e' da qui che dovremmo partire. Prima dei politici, rispettando la giustizia e l'etica morale, non basta la commozione a tempo e programmata.
Le foto delle vittime, dei bambini, degli anziani non deve servire per le lacrime di circostanza deve servire per una feroce autocritica come cittadini, come italiani e quindi per la politica e le istituzioni fatte, elette, ad immagine e somiglianza di quello che siamo.
Civilmente e moralmente dei poveretti, salvo rare eccezioni perche' in Friuli hanno imparato dalla tragedia, altrettanto non si puo' dire in Sicilia, nell'Irpinia, in Calabria ed altro ancora.
Se non diventiamo migliori noi non possiamo rendere migliore la politica e' ora di finirla di considerare colpevoli sempre gli altri, gli altri siamo noi.
Maroni, il ministro degli interni, non ha il problema del terremoto ha il problema delle ronde.
E' vergognoso ma dalla lega non puoi aspettarti altro. postato da Slasch16 alle ore aprile 10, 2009 10:10 |

Pasqua....ovvero passaggio


La Santa Pasqua: festa religiosa o festa pagana?
Con NEWSFOOD.com a spasso per la storia e per l'Italia per scoprire le radici della festa e della cucina di Pasqua

© La Redazione di NEWSFOOD.com - 09/04/2009


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Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Così recita il detto, ed in effetti la festività pasquale, che sia vissuta in modo laico o religioso, invoglia grandi e piccini ad allontanarsi da casa per godersi il primo assaggio di primavera, che quest'anno sembra continuare a farsi attendere.

Com'è noto, infatti, la data di Pasqua non è uguale ogni anno, ma si sposta sul calendario poiché coincide con la domenica che segue il primo plenilunio successivo all'Equinozio di Primavera (il 21 marzo).

Ma che cos'è davvero la Pasqua, quali sono le sue origini e cosa si festeggia?

La Pasqua che oggi i cristiani festeggiano è fortemente correlata alla festività ebraica chiamata Pesach, con cui il popolo ebraico celebra la liberazione dall'Egitto grazie a Mosè. Il termine Pesach, infatti, significa "passare oltre" e anche nel cristianesimo, pur mutando il contesto originale, ha mantenuto la stessa rilevanza, indicando il passaggio dalla morte alla resurrezione per Gesù Cristo e il passaggio ad una nuova vita per i suoi seguaci.

Come spesso accade per le festività religiose, tuttavia, anche la Pasqua cristiana è oggi affiancata da una sua variante laica, in cui convergono le tradizioni popolari, sia a livello culinario e gastronomico che a livello di tipologie di festeggiamenti.

E' così che, spostandoci di regione in regione, incontriamo un'ampia gamma di piatti pasquali, da consumare insieme a parenti e amici, per festeggiare "a tavola".

Il più celebre e diffuso tra i dolci di Pasqua è certamente la colomba, che, industriale o artigianale, non manca mai sulla tavola di Pasqua. A differenza di ciò che si potrebbe pensare, la sua origine non risale a tempi antichi: è negli anni '30 del secolo scorso, infatti, che il direttore del reparto pubblicitario della Motta, Dino Villari, decise di utilizzare le stesse macchine e la stessa pasta con cui si produceva il panettone per produrre un dolce destinato alla Pasqua.

In questo modo, certamente tutt'altro che poetico, nacque la colomba, che nel corso degli anni ha assunto mille varianti, diventando il dolce più amato di questa festa.

Passando alle delizie regionali, non si può che iniziare da uno dei piatti più famosi della cucina napoletana: la pastiera. Realizzata con pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, zucchero, uova e grano bollito nel latte, questa delizia ha ottenuto il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale.

"Spostandoci in Puglia, incontriamo la scarcella, preparata in due varianti: in formato simile a quello di una torta o a forma di biscotto da inzuppare nel latte. Qualunque sia la sua forma, la scarcella consiste in una ciambella guarnita con uova sode munite di guscio, parzialmente inglobate nell'impasto e fermate da strisce di pasta frolla decorata".

Se in Calabria è d'obbligo gustare il Pie di Mileto, realizzato con una pasta frolla a doppio strato farcita con marmellata di uva con noci e aromi naturali, in Sardegna incontriamo la Casadina, che, in una sottile sfoglia di pasta, contiene un ripieno a base di formaggio o ricotta e uva passa.

Tornando verso il Nord della penisola, ci fermiamo a Civitavecchia per assaggiare la Pizza di Pasqua, che, con la sua pellicola scura e l'interno di color nocciola, ha un inconfondibile profumo di cannella e i pezzettoni di cioccolato la rendono golosissima.

Non ce ne vogliano le regioni italiane che non abbiamo "visitato" in questo tour di tipicità pasquali, ma le specialità italiane sono tanto numerose che abbiamo potuto descriverne solo alcune.

Il posto d'onore sulla tavola di Pasqua, però, spetta sempre all'uovo di cioccolato: gioia per i bambini (ma non solo), l'uovo è amato sia per il gusto sopraffino del cioccolato, sia per l'immutato piacere nello scoprirvi la sorpresa.

La tradizione del dono delle uova (anche decorate) ha origini pagane e risale a tempi molto più lontani del Cristianesimo: ne abbiamo notizie, infatti, tra i Persiani, gli Egizi, i Greci ed i Cinesi.

Lo scambio delle uova, inoltre, era usanza frequente nel Medioevo, quando la tradizione pagana si unì a quella religiosa e l'uovo divenne simbolo della rinascita di Gesù Cristo.

Dal medioevo ad oggi l'uovo sembra essere ritornato alle sue radici più pagane, ed è certamente il prodotto più diffuso ed amato nelle case e sulle tavole italiane.

Con l'uovo di cioccolato, la Redazione di NEWSFOOD.com termina il suo excursus nella storia e, certa di avervi fatto venire l'acquolina in bocca, rivolge ai suoi lettori i più sentiti auguri di una serena e felice Pasqua.

ULTIMORA: un doveroso pensiero va agli Abruzzesi, colpiti dal sisma. Per loro è una Pasqua di dolore e pertanto è dovere di tutti noi portare il nostro aiuto.

Vedi indirizzi utili:

Terremoto in Abruzzo: i numeri utili per donare (http://newsfood.com/q/ab4ce70/terremoto-in-abruzzo-i-numeri-utili-per-donare/ )

La Redazione NEWSFOOD.com

mercoledì 8 aprile 2009

martedì 7 aprile 2009

Prima durante e dopo il terremoto


Del Sisma ne ho scritto stamattina presto, di getto; ma le cifre cambiano, siamo a più di 150 morti, 70 mila gli sfollati, innumerevoli dispersi, più di 1500 feriti, 10.000 edifici danneggiati, interi paesi distrutti. Il quadro di un terribile Sisma sta definendosi.

Lo Stato è in campo, con tutta la sua spettacolare Protezione. La Prevenzione per la nostra Sicurezza ha dispiegato le sue forze da altre parti. E ancora innumerevoli volte sto cambiando le maledette cifre, quando appare

e leggo Nuova scossa: "Una nuova, forte scossa di terremoto, di magnitudo 4.1, e’ stata avvertita intorno alle 18.40 all’Aquila: la terra ha tremato per circa tre secondi, proprio mentre era in corso la conferenza stampa della Commissione Grandi Rischi, che aveva sottolineato come sia impossibile prevedere i terremoti".


SCOSSA SISMICA IN ABRUZZO: Ne scrisse un Volontario sabato 24 gennaio 2009 sul sito protezionecivilefrancavilla

“Stavolta non è un terremoto politico a far tremare la terra abruzzese, ma una scossa sismica e’ stata lievemente avvertita dalla popolazione in provincia de L’Aquila. Lo rende noto il Dipartimento della Protezione Civile precisando che le localita’ prossime all’epicentro sono L’Aquila, Scoppito e Pizzoli. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone o cose. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 19.51 di ieri, con una magnitudo di 2.0″.

Rainews dichiara "La voce dei testimoni, centinaia di mail sul nostro sito…Gran parte dei commenti riguarda infatti la previsione del terremoto fatta da un tecnico del Laboratorio di Fisica del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, che ha sviluppato una tecnica per rilevare le scosse in anticipo di 6-24 ore basata sullo studio del comportamento del gas Radon nel terreno. Negli ultimi giorni di marzo Giuliani aveva sostenuto che lo sciame sismico in corso poteva essere il preannuncio di un evento più forte. Di Giuliani si era detto che "si divertiva" a spargere notizie infondate ed allarme e si era preso una querela per procurato allarme…Oltre ai messaggi di solidarietà arrivano messaggi centrati sulla normativa antisismica, sull’inadeguatezza di gran parte dei nostri edifici, soprattutto nei centri storici, e anche sul piano casa: c’è chi dice invece di aumentare le cubature dovremmo mettere in sicurezza le case esistenti".

"Ho dormito fuori e questo mi ha salvato ma adesso spero tanto che tirino fuori i miei compagni vivi". Non riesce a pensare ad altro, Valerio, studente universitario di Tagliacozzo.

La denuncia della Rdb Vigili del fuoco: “Tutti hanno fatto orecchie da mercante, nessuno si è preoccupato di attivare procedure di preallerta sulle zone segnalate da possibili sciami sismici. Alcuni studiosi che avevano avanzato la possibilità di terremoti sono stati addirittura denunciati per procurato allarme, ora dopo il disastro e la morte di tanta povera gente tutti si interrogano sulle possibili attività che potevano essere messe in campo” denuncia un comunicato delle RdB dei Vigili del Fuoco. Certamente non si sarebbe fermato il sisma ma indubbiamente tutte quelle attività di prevenzione e procedure di preallarme potevano essere utilizzate nella zona. Più o meno quello che sta succedendo in queste ore con contingenti da tutte le parti d’Italia dei vigili del fuoco che stanno partendo con tutte le difficoltà del caso - autostrade intasate o impercorribili, ritardi di organizzazione di colonne mobili, organici che devono essere reperiti dalle proprie abitazioni perché in questi anni il problema principale dei governi è stato quello della sicurezza in generale dimenticandosi del soccorso alla popolazione della prevenzione sul territorio e soprattutto che viviamo in una penisola soggetta ai terremoti. Ora si ricomincia nuovamente con la sceneggiata dei volontari sul posto per rappresentare l’efficienza dello Stato in attesa che il personale del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ormai ridotto a mera presenza nei posti di lavoro (sotto organico perenne) si organizzi da tutta Italia e parta per le zone terremotate. Finita la prima emergenza tutto tornerà peggio di prima fino alle prossime morti. Senza un sistema di protezione civile – che si preoccupi concretamente delle emergenze del paese – con dentro la macchina organizzativa dei Vigili del Fuoco il Paese dovrà ancora piangere dei propri concittadini.


C’è chi si pone anche questo -Difficile conta delle vittime tra i migranti : “I conteggi dei morti e dei dispersi nel territorio potrebbero subire oscillazioni in aumento, per la presenza di centinaia di immigranti residenti nei centri della cintura aquilana. Macedoni, marocchini, romeni, moldavi, africani da anni sono insediati nei centri storici di Poggio Picenze, Paganica, San Gregorio, Petogna; proprio quelli piu’ colpiti dai crolli. “Vicino l’abitazione di mio padre – racconta un giovane della frazione di Paganica – abitava una famiglia dell’Est. La casa e’ andata distrutta, ma di loro non ne sappiamo nulla. Spero siano vivi”. Immigrati non integrati e forse anche qualche clandestino potrebbero sfuggire alle stime dei comuni e della Protezione civile. Indispensabile, percio’, sara’ scavare tra le macerie di tutte le case abitate, lavoro che non potra’ essere completato in breve tempo ma che richiedera’ almeno alcuni giorni”.


Ho trovato un video della Domenica delle Palme a l’ Aquila, l’accompagna un articolo di Abruzzo24ore da cui stralcio: “…In questi giorni di incertezza e spavento, il tradizionale pellegrinaggio acquista a L’Aquila un significato in più, perchè le continue scosse di terremoto che interessano la città invitano a riflettere sulla natura effimera dei beni terreni e delle ricchezze materiali. E’ l’occasione per tanti filistei di guardarsi dentro”.

E ancora dallo stesso sito un altro video “Terremoti, l’attenzione resta alta. Da ieri nessuna scossa”: era il 4 aprile.

Lui, Berlusconi in un’intervista che allego, aggiunge:” LASCIAMO DA PARTE LE POLEMICHE”.

Provo freddo e rabbia a queste dichiarazioni.

Berlusconi: “Registriamo un numero record di soccorritori . Nessuno sarà lasciato solo”.

Bertolaso: “non era prevedibile una scossa così forte”.

Franceschini telefona al premier: “Pronte le sedi del Pd. Di fronte a questo dramma ogni polemica va accantonata”.

Sono uscita stamattina in strada, in paese… testimonianze continue di donne e uomini giovani e anziani, casalinghe, negozianti, pensionati, romeni, lavoratori e fannulloni…

Ognuno aveva una gran voglia di dire cosa avesse sentito oppure che non aveva avvertito niente. Ma tutte e tutti, avevano ascoltato radio e tv, dire che c’erano state le scosse, che gli animali erano nervosi…Nell’ultima riunione per il centro storico, il responsabile della Protezione civile, aveva detto che da tempo bisogna tentare prima o poi almeno un’improvvisa evacuazione di Capranica. Siamo su una rupe di tufo, con stabili fatiscenti, edifici abbandonati e nel degrado, soldi della Regione e dell’Europa inghiottiti nel nulla…e le tragedie si susseguono a ritmo serrato, senza lavoro, senza casa, senza permesso, senza speranza…ora di fronte a queste rovine come fossero castelli di carta, chiese e ospedali, civili abitazioni, vecchie e nuove case, la casa dello studente…appare tutta la Precarietà di questa Bottega degli Orrori, la prosopopea, la denuncia di chi denuncia come Giuliani e le infinite segnalazioni allarmate, non allarmistiche. Al sole la luce cadaverica nel senso più profondo e reale delle nostre Istituzioni.

Non è questa la Compagnia che abbiamo invocato, se non della Buona Morte. E chiedono di donare il sangue, come se la partecipazione attiva non abbia fonte naturale. Senza alcuna dignità per le persone, gli animali, le cose, l’Ambiente, la Terra e la nostra comprensione.

Guardiamo da tempo dentro di noi e siamo svuotati, cada il velo dunque. Guardiamo fuori, disposti a ricostruire, non sulle loro Macerie la Nostra Casa.

Doriana Goracci

lunedì 6 aprile 2009

un terremoto.... per le coscienzeee!






Procurato allarme, prevedere e prevenire terremoti e altre sciagure in un’Italia contro la scienza
Il paese che cade giù a pezzi anche senza bisogno di un terremoto (a volte basta un acquazzone come a Sarno), è quello nel quale si dà all’untore o si denuncia per “procurato allarme” uno scienziato che aveva previsto con precisione il terremoto in Abruzzo non in un futuro ipotetico ma qui e ora.

di Gennaro Carotenuto

Forse dovranno dargli il premio Nobel a Giampaolo Giuliani, che all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sotto il Gran Sasso ci lavora, per quel meccanismo che sembra in grado di sentire arrivare i terremoti qualche ora prima. O almeno ascoltarlo invece di trattarlo come una Cassandra. Ma forse non poteva andare diversamente in Italia se meno di una settimana fa, il 31 marzo, San Guido Bertolaso, un’icona dell’efficientismo bi-partisan, aveva insultato "quell’imbecille che si diverte a diffondere notizie false".

Forse era impossibile far davvero evacuare l’Aquila come la previsione di Giuliani (il rivelarsi esatta non è una colpa) induceva a fare. Ma in un paese oramai anti-scientista sempre e comunque, in pochi oramai sanno distinguere uno scienziato o una scienziata da una fattucchiera. In un paese sempre più ignorante, e quindi sempre più superstizioso, la prevenzione, il preparare la cittadinanza a eventi catastrofici, il lavorare non per cancellarli con un miracolo, ma per ridurne al minimo le conseguenze come si fa in paesi più sismici ma anche più civili del nostro, è sempre più mal visto. Oltretutto costa e non offre quei dividendi d’immagine, di favori, di clientele che le tragedie annunciate offrono ai politici dopo che questi hanno già speculato su deroghe, proroghe, sanatorie, condoni. Meglio una photo-opportunity (dopo) per un politico, meglio andare a benedire le salme (dopo) per un cardinale, meglio costruire male (prima) e ricostruire (dopo, bene?) per il sistema edilizio, meglio condurre una lunga diretta da “breaking news” (dopo) che realizzare una noiosa inchiesta (prima) per un giornalista.

Forse sarebbe stato meglio se Bertolaso con Giuliani ci avesse fatto una chiacchierata (prima) invece di denunciarlo. Questo, come qualunque scienziato onesto, poneva un problema rompendo uno schema stantio per offrire una soluzione per risolverne uno più grande. I terremoti non si possono prevedere, dicono. Chissà, magari in futuro si potrà come per i segnalatori di fughe di gas e magari il merito sarà della vituperata ricerca scientifica italiana. Me il prevedere o meno sposta i termini della questione.

Il problema non è prevedere, è prevenire. Mille cose possono essere fatte e vengono fatte altrove, ma già, noi italiani dei giapponesi preferiamo riderne. Ma è meglio spendere soldi, allarmare, per evitare una tragedia, far rispettare e non derogare norme antisismiche prima, oppure invocare la fatalità e il destino cinico e baro dopo? E’ meglio fare campagne per insegnare a usare il preservativo o invocare l’astinenza contro l’AIDS? Meglio un peccatore all’inferno o un santo vivo? Chi adesso userà il decreto sull’edilizia, il “Piano casa”, per alzare di un piano la propria abitazione (ringraziando il governo) la renderà più o meno anti-sismica?

In un paese dove oramai tutti gli studiosi sono considerati azzeccagarbugli, grilli parlanti da schiacciare sulla parete, se non irrisi come fannulloni e additati tutti come baroni (pure i ricercatori precari nella vulgata Perotti-Stella) la scienza, lo studio, è oramai la più negletta delle discipline. Ma per un Giuliani che aveva avuto l’ardire di predire un terremoto quanti consigli che dagli studiosi vengono sono ignorati, presi con sufficienza o addirittura rifiutati? Sono impopolari, fanno spendere, rompono schemi mentali consolidati, causano problemi con i poteri forti. Quanti costituzionalisti (scienziati della Costituzione) avevano avvisato che la legge sulla fecondazione assistita così come concepita era perlappunto incostituzionale? I politici sono andati avanti per poi stracciarsi le vesti di fronte l’attentato della Corte Costituzionale (sic) alla centralità del Parlamento. Come se sostituendo alle regole civili la volontà d’Oltretevere bastasse portare il santo patrono in processione per fermare i terremoti o le eruzioni vulcaniche.

Del resto a che serve la ricerca scientifica (è il messaggio) se non a creare rompiscatole, cassandre, fondamentalisti dell’ambiente, regole, controlli, tasse, ovvero le cose più invise agli abitanti del paese del “meno male che Silvio c’è”. Magari a volte sbagliano gli scienziati ma sarebbe il caso di parlare, dare spazio a quelli che vorrebbero prender precauzioni per tutte quelle radiazioni, quei pesticidi, quelle polveri sottili che ci attraversano la vita, per le incipienti centrali nucleari in un paese sismico come l’Italia dove se vedi un pannello per l’energia solare ti viene ancora voglia di fotografarlo come una stravaganza. Per l’opportunismo a breve termine e la grettezza del potere politico ed economico stiamo ritornando al Sillabo di Pio IX.

Forse la denuncia di Giuliani non poteva essere presa in considerazione, ma nel paese dove ogni anno che il padreterno mette in terra, governi di destra e sinistra, approvano un “decreto mille proroghe” (sic) dove si rinviano, spesso a mai, scadenze importantissime come quelle per l’applicazione delle norme antisismiche, è mille volte meglio evacuare l’Aquila a vuoto perché uno scienziato si sbaglia (prima) piuttosto che la processione di politici e sciacalli già pronti a lucrare sulla ricostruzione (dopo).

Forse non è questione di prevedere (i terremoti, le alluvioni, le fughe di gas, le catastrofi nucleari) ma di essere preparati, mettere il territorio in sicurezza, di essere un popolo in grado di affrontare il proprio destino con razionalità e non con fatalismo. Più che di angeli del fango ed eroi che salvano vite scavando a mani nude tra le pietre abbiamo bisogno (prima) di una merce ormai introvabile: progresso, progresso scientifico, progresso sociale, progresso culturale.





Giornalismo partecipativo

sabato 21 marzo 2009

Caffarella, perché Loyos il biondino confessò?


Chiunque con un minimo di sale in zucca e un po’ di onestà intellettuale si domanda se è giusto dedicare così tante prime pagine ad un solo stupro da cinque settimane a questa parte e zero righe, o piccole brevi, alle decine o centinaia di altre ragazze e donne stuprate in Italia in queste settimane.

di Gennaro Carotenuto

Su questo piano è evidente che sono sempre necessarie considerazioni su due aspetti: 1) l’uso politico dei romeni che stuprano una minorenne italiana, perfetti per tener desto l’allarme sicurezza; 2) la spettacolarizzazione del caso, ovvero l’uscita dal contesto informativo per entrare in un contesto seriale per il quale si segue quella storia a puntate fino alla soluzione del giallo ma non si segue un’altra storia analoga che va in onda su di un altro canale.

Nel caso della Caffarella però è a questo punto necessario esprimere un dubbio terribile che se confermato sarebbe un’onta per un paese civile e uno stato di diritto.

Perché Alexandru Loyos, al secolo “il biondino”, confessò uno stupro che sicuramente non aveva commesso per ritrattare dopo poche ore? Quando la prova del DNA testimoniò che i due presunti mostri, Loyos e Karol Racz (faccia da pugile) erano innocenti (almeno dallo stupro) il primo fu accusato di essersi autocalunniato per proteggere i veri autori dello stupro descritti come potenti e minacciosi.

Adesso sappiamo (sappiamo?) che gli autori dello stupro erano altri due balordi, due giovanissimi immigrati disgraziati come il pugile e il biondino, la qual cosa fa cadere anche la pallida tesi dell’autocalunnia. Loyos e Racz restano ancora in galera e non si sa più bene perché. Quello che non vale per i presunti colpevoli (il carcere preventivo) vale invece per sicuri innocenti?

Ma soprattutto: perché Loyos confessò lo stupro? Cosa fece così paura a quello che oramai è a tutti gli effetti un’altra vittima di questa vicenda oltre alla quattordicenne stuprata? Molti temono che sia successo qualcosa di terribile non solo nel Parco della Caffarella ma anche nel Commissariato dove fu cucinata una verità ufficiale buona per i media e la politica, ma che non ha retto a nessuna verifica e che non era degna di un paese civile e di uno stato di diritto. Serviva urgentemente un mostro, ma forse il mostro in quel Commissariato non era Loyos.

Leggiamo la denuncia del gruppo Everyone in merito e molto altro su:

Giornalismo partecipativo



Buona Domenica!.........

venerdì 13 marzo 2009

Un filo d'erba....


Un filo d'erba
Che cos'è un filo d'erba?
Un filo d'aria che si sente e non si vede, sperduto affogato nel mare del prato; un filo di verde che si perde nell'azzurro, tracciato da un pittore di valore; un filo di luce come niente, ma che non si pente d'esser così poco, quasi favilla di un grande fuoco; un filo di profumo, che in silenzio dice: Mi consumo d'amore per te, o Signore! un filo di voce, che sussurra bisbiglia prega con cuore puro. Un filo d'erba è una casa da nulla che si trastulla col vento, che gioca col sole, a nascondino come un bambino birichino; che guarda con occhi sempre nuovi la luna, falcata o a frittata, il pulviscolo d'oro e d'argento delle stelle ricamate nel firmamento; che fa l'occhiolino a un fiore' vicino; che per nutrimento si contenta di un chicco di sale e di una sola gocciolina piovuta dal cielo o scappata bel bello al ruscello; che si adorna con una perlina di brina dai colori dell'arcobaleno, tanto piccolina e leggiera che appena si vede e può volar via così, ma tanto grande da contenere il sole, tutto il sole visto di qui. Un filo d'erba è proprio una cosa da niente: c'è e non si scorge, . esiste e non si sente, si sporge dal balcone e poi si pente, ha la sua casa piccolina sulla terra verdolina accanto allo stelo di un papavero, ma cerca disperatamente le vie del cielo splendenti di luce. (M.Giusti)

giovedì 12 marzo 2009

PRIMAVERA VIEN....le poesie dell'infanzia!


Primavera vien danzando
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta ?

- Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle
e poi rose, a fasci e a mucchi.

domenica 8 marzo 2009

Che fine hanno fatto i femminicidi di Karolina e Sofia?


8 marzo 2009: che fine hanno fatto i femminicidi di Karolina e Sofia?

Proviamo a cercarne due a caso, si chiamano Alessandro Riccardi e Raffaele Caposiena. Qualcuno li ricorda? Perfino in Internet si trova poco o niente ma sono due tra i tanti italiani assassini di donne straniere senza che il loro crimine abbia fatto alcun rumore. E allora oggi, 8 marzo 2009 proviamo a smuovere un po’ le acque per sapere che fine hanno fatto.

di Gennaro Carotenuto

Scelgo due casi di rei confessi, che pur restando presunti colpevoli fino a condanna definitiva, per la violenza dei casi che li hanno coinvolti meriterebbero non dico la prima pagina per giorni come “il pugile e il biondino” della Caffarella, i romeni che pur scagionati dalla prova del DNA restano in carcere, ma almeno un aggiornamento sulla loro situazione processuale.

Non mi dispiace che “il pugile e il biondino” restino in carcere, forse (se non è un rappezzo ad un colossale errore giudiziario) sono colpevoli di altro stupro o almeno favoreggiamento, ma a patto che la legge resti uguale per tutti e chiunque è accusato del favoreggiamento di uno stupratore resti in carcere.

Soprattutto però vorrei che la stampa non scegliesse crimini da prima pagina e crimini da oscurare completamente. Così ci farebbero capire che se non l’opinione pubblica almeno il Quarto potere è d’accordo col presidente Giorgio Napolitano quando afferma che la violenza contro le donne non ha né colore né nazione.

E allora quasi come un gioco chi mi sa dire qual è la situazione processuale dell’odontoiatra di Fano Raffaele Caposiena che a fine agosto 2008 ammazzò a martellate Sofia Varela Freire, 22 anni, ragazza, compagna, fidanzata (come vi pare) di origine ecuadoriana del professionista italiano?

E chi mi sa dire qual è la situazione processuale di Alessandro Riccardi, cittadino italiano che nel maggio 2007 a San Paolo Belsito, nel nolano, ammazzò a colpi di pistola Karolina, una bambina polacca di cinque anni?

Scandagliarono fin nel profondo le motivazioni dell’omicidio di Hina Saleem la ragazza che nel bresciano fu uccisa dal padre perché “voleva vivere come noi”. Fecero bene, ma vorrei anche sapere perché Raffaele uccise a martellate Sofia quel giorno a Fano e perché Alessandro si macchiò dell’infanticidio di Karolina.

Proviamo a scrivere a qualche direttore di giornale e a chiedere conto del perché di Karolina e di Sofia non si sono mai interessati?

Caro direttore, cara direttrice, che fine hanno fatto Alessandro Riccardi e Raffaele Caposiena? Qual è ad oggi la loro situazione processuale? Sono liberi, sono in carcere, sono ai domiciliari? Sono presunti colpevoli di crimini di inaudita violenza e quindi l’opinione pubblica non può non essere interessata a che si faccia giustizia per Sofia e Karolina.

Se si degneranno di rispondere aspetto notizie tra i commenti qui.

Giornalismo partecipativo

sabato 7 marzo 2009

L'attesa..............




SI'...LA MIA LUNGA VITA E PICCOLA AL CONTEMPO,SALIRA'IN SUPERFICE AL PRIMO RICHIAMO!

L'omaggio di un vero "signore"........nonchè amico sincero!