sabato 22 novembre 2008

Di questi tempi.....





.......Mai come in questi tempi voglia di DARE e AVERE TENEREZZA!
su non facciamo gli avari!
a tutti tante coccole!
angela

giovedì 20 novembre 2008

Fiducia e sfiducia in noi stessi!


L'illusione della separazione
Inviata da skorpion75

Tanto più siamo presenti alla nostra verità interiore, tanto meno proviamo paura, sfiducia, insicurezza. La connessione con l'Essere genera la consapevolezza che ogni separazione, ogni bisogno di conferma, è mera illusione...

La mancanza di fiducia, nella vita in generale e in se stessi, è una delle caratteristiche fondamentali dell’ego. G.I.Gurdjieff definiva l’ego “un senso condizionato di sé separato, concepito da elaborati mentali basati sul passato”. Nell’insegnamento originale dell’Enneagramma di Oscar Ichazo l’ego si sviluppa a causa della perdita di contatto con l’Essere: “Quando ci allontaniamo dalla nostra originale perfezione, la nostra completezza, la nostra unità con il mondo e con Dio, creiamo l’illusione che per il nostro completamento abbiamo bisogno di qualcosa dall‘esterno. Questa dipendenza da ciò che è esterno è ciò che costituisce l’ego dell’uomo (1)”.

L’inevitabile fallimento dell’ambiente educativo e di sostegno dei primi anni di vita porta alla perdita di quella fiducia innata e indubbia che abbiamo quando nasciamo. Ciò alimenta la perdita di coscienza dell’Essere come vera natura del cosmo nella sua totalità, l’illusione della separazione e la sfiducia nell’esistenza che sono alla base della reattività del carattere e della mancanza di fiducia in se stessi. Quella mancanza di fiducia in noi stessi che sperimentiamo come un senso di disagio interiore e della cui fonte spesso non siamo consapevoli è quindi la rievocazione delle nostre prime esperienze di impotenza di fronte al bisogno, come un segnale a metterci in guardia.

Uno dei livelli di interpretazione dell’Enneagramma rivela come ogni enneatipo (2) è basato su un aspetto della mancanza di fiducia fondamentale nella vita, convinzione che oscura la visione della realtà e fa credere di doverci impegnare in ogni tipo di gioco e manipolazione per soddisfare i nostri bisogni e per far funzionare le cose.

L’espressione principale di sfiducia in se stessi e nella vita è il non essere totalmente presenti in ciò che si sta vivendo. La paura che non ci sia nulla degno di fiducia dentro di noi, niente su cui possiamo appoggiarci, diventa una profezia auto-avverante poiché senza essere fondati in noi stessi, non abbiamo possibilità di entrare in contatto con la nostra natura profonda, immutabile e affidabile. Un altro modo in cui la mancanza di fiducia in se stessi si manifesta è la ricerca di sicurezza all’esterno, controllando e manipolando le persone per ottenerla. Oppure lasciamo che la mancanza di fiducia in noi stessi ci inibisca e ci paralizzi dal vivere pienamente; con il pregiudizio di non avere valore, permettiamo che metta in dubbio i nostri talenti e capacità e ci impedisca di avere un’attitudine aperta a scoprirli. Oppure la nascondiamo anche noi stessi e per non sentirne il vuoto reprimiamo i nostri bisogni, inseguiamo il successo e facciamo di tutto per sentirci accettati e desiderabili. Oppure evidenziamo la sfiducia degli altri, mortificandoli o dominandoli.

A fare la differenza nelle nostre vite è la scoperta dentro noi stessi di una fiducia cieca e inespressa che ciò che è ottimale accade e l’accettazione di qualsiasi cosa succeda. La fiducia è un aspetto essenziale che si manifesta nel centro intellettivo superiore permettendoci la visione dell’unità dell’Essere e liberandoci dall’illusione dell’ego. Fiducia e sicurezza in se stessi è quindi comprendere che il nostro senso di esistere come entità separate è falso, che l’esperienza di isolamento e di impotenza vissuti dall’ego sono illusioni basate sull’identificazione con il mondo della manifestazione fisica. La fiducia in se stessi non è un’esperienza, ma una qualità essenziale che dona senso di agio e protezione. Non è speranza in qualcosa, in qualcuno o in qualche situazione e quindi non è modificabile dalle circostanze della vita materiale. E’ la certezza che l’ universo stesso ci sostiene e che abbiamo le risorse interiori per occuparci di qualsiasi cosa la vita ci presenti, che se cadiamo siamo sorretti, se ci permettiamo di non sapere siamo guidati, se non manipoliamo ci si prende cura di noi in modo appropriato. E’ comprendere quale è la nostra vera natura e riconoscere che in ciò giace la nostra unica certezza.

Tutti noi abbiamo fatto esperienza di come la fiducia in noi stessi è aumentata quando abbiamo seguito il desiderio del nostro cuore, le nostre capacità sono emerse in modo naturale, l’impegno non è stato vissuto come uno sforzo e le cose sono quasi accadute da sé. Questo perché riconoscere che siamo parte di un’unica realtà e la presenza della continuità dell’Essere, rivela le nostre risorse naturali e annulla il dubbio riguardo al nostro valore, ci permette di essere presenti a ciò che accade e orienta il nostro agire in modi che esprimono questa consapevolezza.

Note
(1) John Bleibreu, Interview with Oscar Ichazo, pp.9-10.
(2) Vedi articolo Enneagramma qui

Fonte:

da m.degournay mer 19 nov 2008, 01:39


Buona lettura!
angela

mercoledì 19 novembre 2008

Aggiornamenti......






MOLTO CARINA!

lunedì 17 novembre 2008

URLA NEL SILENZIO


Urla nel silenzio:

non parla il cuore
non parla la mente
solo l'istino
di una verità.
Giullari di cera
cantano vittoria
nella corte decrepita
di un vecchio palazzo.

Ancora urla:
l'apparire nascosto dietro
simulacri stantii
di buonismo e pentimento,
l'uomo parla mille lingue
danza il suo futuro più nero,
non pensa la mente
gioca solo l'interesse...

Cattedrali vuote
erette nel profitto
e dalla rabbia di chi è
costretto a costruire
in giorni tutti uguali,
chiuso nella discarica
di un volto senza tempo.

Giullari di una corte
svanita e pagliacci

by
Rosa azzurra

DEDICATA...a chi ne condividerà senza dubbio l'importanza!
a chi è in piena sintonia...d'intenti e di parole!
angela

Per inziare bene...la settimana con calma e con amore!





BUONA SETTIMANA!
A chi deve correre,a chi non ha da correre,a chi ha già corso
angela

domenica 16 novembre 2008

BUONA DOMENICA!



Tra il tempo e....i tempi...
le mie bollicine sono a rischio....
comunque sia......
a tutti
BUONA DOMENICA

sabato 15 novembre 2008

"Porca Diaz" I CAPI non c'entrano mai!...le mele?sono solo marce!

Un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove”. (Anonimo tutore dell'ordine, Genova 2001)

Quando viaggiavo ogni giorno da studente pendolare mi capitò di dividere lo scompartimento del treno con due signori che, dai discorsi che facevano, si qualificarono come appartenenti alle forze dell'ordine. Chiacchieravano e si scambiavano i resoconti delle ultime avventure. "Eri di servizio ieri, per la partita?" "Si, quante gliene abbiamo date ai rossi. E domenica sarà ancora meglio. Siamo a Livorno, sai quante zecche rosse potremo menare?" "Te ne toglierai la voglia, eh?" "Puoi scommetterci".

Io ascoltavo e mi chiedevo se fosse normale che dei tutori dell'ordine potessero parlare così, riferendosi per giunta solo ad una partita di calcio. Figuriamoci se si fosse trattato di manifestazioni politiche.


Quando tutti noi abbiamo visto Genova ci siamo resi conto che l'andata al governo delle destre aveva amplificato il problema in senso ancor più drammatico.



Proviamo ad inquadrare il paradosso. Nella scuola Diaz, nella notte cilena di Genova, si scatenò un bel gruppetto di mele marce, tutte rigorosamente selezionate e tutte nere uguali, più lucide delle Melinda, che agirono in assoluta libertà fabbricando prove false, assalendo e ferendo cittadini italiani e stranieri inermi come Mark Covell, lasciando abbondanti pozze di sangue alla fine della loro sortita (definito succo di pomodoro dai giornalacci di regime).

I loro superiori, se dobbiamo credere alla sentenza di ieri, non c'erano o dormivano o stavano giocando a carte con Fini in questura, per passare il tempo. Adda passà a nuttata.
Cioè, ripeto, le mele agirono violando una mappata di articoli del codice penale e i loro superiori, ecco il paradosso, ancora a distanza di sette anni non trovano doveroso assumersi la responsabilità di ciò che i loro sottoposti fecero di illegale, pur ammettendo affinità con certi macellai messicani. Vaja con Dios, chingado comunista coño.
A ben guardare non sono stati assolti i vertici della polizia e condannate le mele. Sono stati tutti mandati impuniti. Perchè il fatto non sussiste, oltretutto.

In questo paese mostruoso che è l'Italia, in questo tumore piduista abbarbicato al culo dell'Europa, è possibile, è tollerato che, all'interno delle forze dell'ordine, vi sia un vero e proprio allevamento di mele marce, tutte rigorosamente fasciste con "faccetta nera" come suoneria del cellulare, gente che come vede un manifestante in piazza pensa sia una "zecca comunista" e che è capace non solo di agire contro la legge ma con il beneplacito dei suoi superiori.

Immaginiamo se un fatto come quello della Scuola Diaz fosse accaduto in Francia o in Germania, paesi che ho il viziaccio di considerare veramente democratici e civili.
Dei poliziotti aggrediscono di notte, pestandoli a sangue, dei manifestanti che stanno dormendo gridando "viva Vichy e Le Pen" o invocando Adolf Hitler, i forni crematori e il Reich millenario. Riuscite a credere che i capi delle rispettive polizie ma non solo, i capi dei governi, non avrebbero reagito con orrore e a colpi di dimissioni ad un tale rigurgito di nazifascismo? Ricordo che in Italia non c'è stata una sola dimissione né volontaria né richiesta, per i fatti di Bolzaneto, della Diaz e di Piazza Alimonda.

E' una forzatura allora pensare che in Italia il problema è la polizia politicizzata? E non politicizzata e basta ma in senso fascista?
Si, perchè nelle forze dell'ordine sono rappresentate tutte le voci politiche e ci sono fior di galantuomini. Non saranno proprio tutti proletari da difendere pasolinianamente ma sappiamo per certo che c'è chi si è vergognato per la mattanza della Diaz. Il guaio è che le mele belle, lucide e sane non parlano e se parlano lo fanno con voce troppo flebile.
La polizia italiana non è fascista, sono i fascisti che la inquinano che vorrebbero che lo fosse.
Oggi Pasolini direbbe che sta con i poliziotti, ma non con quelli fascisti. E questa Italia gli ricorderebbe sempre più le 120 giornate della sua Salò.

(Nella foto, Mark Covell, cittadino inglese ferito gravemente durante la mattanza della Diaz.)

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.com
Link: http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2008/11/porca-diaz.html
14.11.08